lunedì 20 dicembre 2010

Polizia idraulica fluviale

E dopo che da qualche anno la Polizia Provinciale si fa vedere sempre più frequentemente sulle strade ora ecco anche la Polizia Idraulica Fluviale...
A quanto pare l'unico ed acclarato scopo è della Polizia Provinciale è quello di piazzare autovelox imboscati su tratti di strade statali su cui impongono un dazio di passaggio per deroga ed in deroga ad almeno una trentina di decreti, leggi, decretini e leggine statali, regionali e, che ve lo dico a fare, provinciali. Neanche fossimo nel 1400 quasi 1500 (da vedere)!
Quando stamattina davanti a me è comparsa, molto lontano da qualsiasi fiume tra l'altro, questa Panda del 99, ovviamente 4x4, con la roboante scritta "Poliza Idraulica Fluviale" e tanto di peretta blu la domanda è sorta spontanea: "Metteranno dei panteganavelox lungo gli argini del Tevere?"
Ovviamente della serie 1. creiamo un ente, 2. assumiamo gli amici, 3. buttiamo i soldi che tanto qualche fesso che paga c'è sempre
Per informazioni ufficali sulla Polizia Idraulica qui

domenica 19 dicembre 2010

Preventivamente

Piazza del Popolo noi cantavamo
ed eravamo una sola cosa ...
poi tutt'a un tratto gente che piange
gente che spinge
gente che va in terra ...
mi trovo a correre come un dannato
non ho più fiato non so dove andare ...
non so dove andare ... non so dove andare ...

(Claudio Baglioni. 1972)
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A metà strada tra quanto avvenuto il 14 dicembre scorso e quanto avverrà mercoledì prossimo ho deciso di dire anch'io la mia. Finora ho taciuto per evitare di cadere nella provocazione facile ma se il diritto democratico di dire stronzate ce l'ha Gasparri -ahimé da sempre e su qualsiasi argomento- voglio avvalermene anch'io, almeno sui fatti recenti di Roma.

Premetto innanzi tutto che non reputo improbabile che una pur minima parte dei cosiddetti violenti della manifestazione del 14 dicembre scorso siano infiltrati messi lì a bella posta da oscuri figuri paragovernativi così come Kossiga ai tempi mandava poliziotti ad estrarre P38 per dar la scusa ad altri poliziotti ed altri di sparare su manifestanti pacifici o quanto meno caricare cortei chiassosi e, credetemi, negli anni 70 come si dice, io c'ero.

Tolta questa minima parte la maggioranza agisce compatta, organizzata, preparata (ci vuole tempo anche solo a disegnare gli scudi che riportano i titoli e gli autori dei più bei romanzi siano mai stati scritti) e soprattutto pronta a menare le mani: se vai ad una manifestazione con casco e passamontagna non stai certo preparandoti ad uscire in moto d'inverno e dopo tutto potrei testimoniare sia per aver portato con me un casco in un paio d'occasioni nei lontani anni di piombo sia perché spesso esco in moto d'inverno.

Detto questo quanto successo a Roma pochi giorni fa lo capisco e lo giustifico. Avete letto bene. Lo giustifico. Posso non condividerlo ma non posso non giustificarlo.

Con dei mezzi assolutamente inopportuni e coinvolgendo mezzi, oggetti e persone innocenti che costituiscono i cosiddetti danni collaterali quei ragazzi sono la punta dell'iceberg che rappresenta il disagio ed il malessere che vivono e vivranno per chissà quanti anni a venire, nell'incertezza e nel dubbio generati da una classe dirigente che per profitto ha trasformato la flessibilità in precarietà ed instabilità come costante.

A questi ragazzi è negato persino il sogno di un futuro rispetto a quelli della mia generazione che se non altro poteva almeno sognarlo un futuro a nostra misura. La loro azione è tesa anche a raccogliere adesioni tra gli esponenti moderati dei manifestanti, adesioni che non avranno perché da sempre queste frange sono minoritarie soprattutto in un paese come il nostro nel quale per accendere una reazione occorrono decenni di soprusi e vessazioni e, a quanto pare, i miei concittadini non ne hanno abbastanza e sono piuttosto assuefatti (e soddisfatti?) allo status quo.

A chi patteggia per le forze dell'ordine rammento che chi tirava loro di tutto, dalle sedie dei bar ai sampietrini, lo faceva contro l'unico simbolo dello stato che li ha spinti all'esasperazione: la divisa che in questo caso è vista come indossata da coloro i quali difendono gli esponenti di quel malgoverno che contestano violentemente. Così come per noi ragazzi degli anni '70 il "celerino" (nome derivato dal tristemente famoso reparto "Celere" della PS) era spesso messo in rima con "assassino" per questi del 14 dicembre scorso è concettualmente la stessa cosa. Il famoso bullone tirato in testa al Michele Placido/-poliziotto di “Romanzo popolare” non era per lui…

E voglio ricordare quale sia l'oggetto che ha risvegliato e scatenato un movimento studentesco che sembrava sopito o del tutto assente: il famigerato, deleterio e criminale DDL "Gelmini" sulla riforma della scuola e dell'università. Riforma avversata da chiunque abbia un minimo di caro vecchio buon senso e contestato trasversalmente da insegnanti e studenti di scuola ed università, da gestori, dirigenti, tecnici e ricercatori, da nord a sud. E sull'onda di questo movimento di protesta giunto al culmine proprio quando l'Italia ha scoperto che si può acclamare come schiacciante una vittoria anche vincendo con 314 punti contro 311.

Ed il DDL del più devastante ministro della PI che l'Italia abbia mai avuto (nessuno ha mai fatto bene ma neanche la Falcucci aveva fatto tanti danni) non è una scusa per far casino. E' esso stesso l'oggetto del contendere. Perché per i giovani, soprattutto per quelli più esasperati e delusi, rappresenta la negazione del sogno di cui parlavo prima. Quand'è infatti che i giovani iniziano a sognare la costruzione del loro futuro se non a scuola e ancor di più all'università nella facoltà che hanno scelto volontariamente a rappresentare le loro aspirazioni?

Ecco perché la protesta che degenera facilmente in manifestazione esasperata di ricerca di cambiamento con mezzi impropri ma che, ripeto, giustifico.

E penso a mercoledì prossimo quando il DDL sarà portato in Senato e contemporaneamente il movimento studentesco ha preparato una seconda manifestazione. E penso a Gasparri ed alla sua (ultima) stronzata. L'arresto preventivo.

E allora arrestate anche me visto che, almeno nelle intenzioni, potendo farei molti più danni e soprattutto non collaterali ma diretti, contro la classe dirigente che sta devastando questo nostro paese.

E come tante volte è stato scritto e detto, allora arrestateci tutti.

venerdì 10 dicembre 2010

Il pesce non è carne?

Premessa

Si è sposata in chiesa, in bianco virginale,
dopo aver convissuto sei anni col suo compagno
ed aver avuto almeno altri tre uomini prima di questo.
Ha guardato nausata e scocciata il barbone che gli ha chiesto l'elemosina...
Non va a messa praticamente mai...tranne quando praticamente obbligata dagli eventi (battesimi, matrimoni, funerali)
Se prega lo fa soltanto per invocare i suoi santi e le sue madonne a favorirgli questo o quell'altro evento molto terreno..
Sbeffeggia i musulmani che non mangiano carne di maiale o gli indiani che non mangiano le vacche...
Non conosce neanche il significato del digiuno della quaresima

Però la vigilia di Natale e di Quaresima non mangia carne…
…un pezzaccio di ginocchio per farci un brodo no, ma il salmone od il caviale sì…

A parte che il pesce oggi è spesso più caro della carne mentre fino al secolo scorso era considerato un cibo da poveri questa storia che si deve star leggeri, mangiare magro insomma, è tradizione ebraica, della vigilia del loro sabato (shabat) e non ha nulla a che fare con la dottrina cattolica: la chiesa infatti non ha mai dettato una regola in proposito!

E' insomma tradizione popolare e non dettata, tradizione tra l'altro diversa da regione a regione. Se proprio volessimo dirla tutta la chiesa nel Medioevo era arrivata a citare qualcosa come 150 giorni l'anno di magro, tra l'altro in quaresima appunto ma non alla vigilia di Natale.

Una tradizione popolare né più né meno che quella del panettone, dello zampone con le lenticchie o della pizza con le uova sode ed il salame a Pasqua. Una tradizione che fa schizzare alle stelle i prezzi già alti nelle pescherie che arrivano a rincarare fino al 30% in più persino il comunissimo pesce azzurro o le nauseanti e grasse trote d'allevamento.

E poi scusate ma quella del pesce non è forse carne irrorata di sangue proprio come quella degli altri animali? Il contributo proteico del pesce è pari a quello delle carni rosse. E si mangia carne per assumere essenzialmente proteine.

Lo penso da moltissimi anni e non posso che confermarlo. Natale è bello perché si sta in famiglia e con le persone che amiamo a noi vicine, è un momento che fa da collante e che interrompe quei distacchi dovuti a questa vita che ci fa dimenticare certi suoi aspetti importanti ma, per il resto, è forse la festività più ipocrita e fasulla che ci sia al mondo! Talmente mercanteggiata che si è diffusa persino in quei paesi che di cattolico non hanno proprio niente!

PS) non mangio pesce né nulla di ciò che nuoti, cammini di traverso od all'indietro o viva attaccata a scogli e fondali marini!

lunedì 29 novembre 2010

Omm ‘e niente


THE GODFATHER 1972-74-90: By FRANCIS FORD COPPOLA. MARLON BRANDO © INTERFOTO / GRAZIANERIAlmeno i personaggi come quelli raccontati nella trilogia de "Il Padrino" la vita, tra un'ammazzatina e l'altra, tra uno spaccio di alcool in regime proibizionista o di cocaina o tra una sparatoria tra bande e l'altra se la godevano. Enormi ville con lussureggianti giardini, case da sogno, auto di lusso, donne come se piovesse e quant'altro ancora potesse confortare una vita tale per cui ad ogni attimo si può morire ammazzati o forse per loro peggio finire in galera a vita.

La mia provocazione paradossale vuole arrivare a ricordare che invece ogni qual volta beccano qualche superlatitante lo trovano in condizioni che definire pietose è poco.

Totò Riina era nascosto come un topo di fogna in uno squallido condominio di Palermo; Bernardo Provenzano lo hanno beccato col pizzino in mano mentre in ciabatte e canotta stava per mettersi a mangiare pane e cicoria in una catapecchia spersa in campagna ed un paio di giorni fa il boss dei boss dei Casalesi, da anni viveva nascosto nella modesta villetta di un suo tirapiedi pronto a rintanarsi in una cella degna del più penitente dei monaci di clausura dietro qualche muro o ricavata dai condotti fognari. Ma neanche gli eremiti flagellanti vivevano così!


Alla faccia delle parodie dei guappi alla isso, issa e 'o malamente dove il bandito di turno è sempre elegantissimo e profumato o dell'immaginario legato ai gangster di Chigago o New York dei primi decenni del secolo scorso o dei mitici marsigliesi sempre in riunione in lussuosissimi night e con ville da sogno sulla Costa Azzurra.

Leggendo tra le righe delle cronache degli arresti eccellenti si scopre che spesso questi superlatitanti sono mezzi rincoglioniti e mezzi ciechi a forza di stare rintanati in pertugi, di dormire su materassini improvvisati e di mangiare zozzerie perché è persino pericoloso consumare un pasto decente magari in uno dei loro ristoranti comprati col denaro riciclato.
Per quanto il vecchio adagio che cumannari è megghio ca futtiri - anche se oggidì col Viagra si possono entrambe le cose fino a tarda età (Berlusconi docet)- possa essere veritiero questi fantastiliardari fanno proprio una vita di m***a...porelli!

E allora non ci resta che augurarci ed augurare loro una rapida fine della loro latitanza con un bell'arresto. Così li mettono dentro e buttano la chiave e per quanto il 41bis possa esser duro sarà sempre molto meglio della vita che facevano.

giovedì 11 novembre 2010

Inutile FAO

Il 7 marzo 1985 usciva "We are the world (we are the children)" su iniziativa di Quincy Jackson, musicato da Michael Jackson e su un'idea di Lionel Ritchie. Un brano che avrebbe ben presto fatto il giro del mondo e con tutti i proventi destinati ad aiuti umanitari nell'ambito della iniziativa chiamata "USA for Africa".

Rientrando da Fabriano ieri sera ho avuto l'occasione di riascoltarlo e stavo riflettendo come in 25 anni non sia cambiato nulla ed anzi la situazione sia drammaticamente peggiorata e riferendoci alla sola Africa, senza quindi contare le vastissime aree di fame e malnutrizione endemiche in Asia od in Sud America.

25 anni è un periodo enorme soprattutto se comparato al tasso di crescita di qualsiasi altro settore tecnologico o semplicemente socio-economico col quale si muove il pianeta. In 25 anni anziché leggere di un leggero miglioramento di alcune aree del pianeta si legge di peggioramenti. Il numero di persone che ogni hanno muoiono di fame è in crescita, quando ero ragazzo rimasi colpito profondamente dal sapere che ogni pochi secondi un bambino al di sotto dei 5 anni muore di stenti (tic, tac, tic...ne è morto un altro! Qualcosa come 200.000.000 ogni anno!!!) e la cosa è peggiorata.

E la FAO ancora una volta quest'anno ha presentato il suo inutilissimo rapporto (altrettanto inutile quello dell'anno scorso!) pubblicizzato da un enorme poster che pende sul Viale Aventino qui a Roma dove di fronte alla cifra di (almeno) 1.000.000.000 di persone che patiscono la fame cronica ogni anno rischiando di morire appare la scritta "I'm mad as hell", idioma inglese per "infuriato".

Infuriato? IO, e come me molti altri, siamo incazzati come bestie incazzate per l'inutilità di queste organizzazioni e l'assoluta inerzia che mostrano nel esercitare pressioni nei confronti dei governi, proprio quegli stessi governi dai quali dipendono facendo finta di sputare nel piatto in cui mangiano e chiedendo a noi di firmare la petizione affinché si faccia pressione per sensibilizzare i governi dei paesi dove si mangia non per uno, né per due ma addirittura per 10 rispetto a quanto hanno a disposizione i poveri della terra.

In 25 anni nulla è cambiato e peggio che mai neanche in 50 ed oltre anni che esistono questi organismi passati immuni da cambiamenti radicali avvenuti all'interno dei paesi che li hanno generati. In 25 anni o poco più il mondo ha avuto due guerre mondiali con decine di milioni di morti, in molto meno di 25 anni il mondo occidentale così come lo avevamo conosciuto per i 50 anni precedenti è cambiato al punto da averci fatto perdere di vista molti valori di allora ancor validi oggi. E in 25 anni quello stesso mondo non ha fatto altro che peggiorare la situazione di intere etnie che una volta erano perfettamente in grado di autosostenersi in un regime di economia dagli utili modesti ma sufficienti e che ora, vittime del guadagno incontrollato di pochi soccombono.

Altre volte su queste pagine ho avuto modo di criticare aspramente l'operato di inutili organizzazioni come la FAO o l'IFAD (qui, qui e qui) e proprio recentemente si è venuto a sapere che i soli costi dell'alloggio per il presidente dell'IFAD, il nigeriano Kanayo F. Nwanze, raggiungono la stratosferica cifra di 400.000 $ l'anno!!! Nonostante la bugiarda smentita dell'IFAD (http://www.ifad.org/governance/ifad/statement_i.htm). Se il sottoscritto col miserabile contributo di 30 € al mese all'UNICEF (ripeto, unico ente internazionale che "salvo", salvo prova contraria!) riesce a sostenere l'alimentazione di almeno 6 bambini fate il conto di quanto Kanayo possa fare autotassandosi ed "accontentandosi" di un bell'appartamento al posto del villone!!!

Ma non è solo questo che mi fa incazzare senza temere di essere ripetitivo. E' che sono nauseato da questo continuo ricorrere all'invito ad aderire ad iniziative di solidarietà rivolte a privati cittadini che se onesti contribuenti vorrebbero veder devolute davvero parte delle loro tasse in aiuti umanitari concreti. Invitare a mandare l'sms da 1 o 2 € che magari contribuisce ad arricchire lo stato della relativa quota IVA od il gestore telefonico della sua propria quota parte (!!!), invitare a sottoscrivere questa o quella campagna, questa o quella Onlus che spesso spende in pubblicità più di quanto dovrebbe invece destinare in aiuti! Le stesse Onlus nate e lasciate nascere da parte di stati inerti ed indifferenti, incapaci di realizzare anche le più semplici iniziative umanitarie e che si beano del convoglio di paccottiglia raccolto all'indomani e solo in occasione di una qualche catastrofe!

Certo. Io stesso contribuisco in vari modi (un paio di adozioni a distanza, come dicevo un piccolo aiuto attraverso l'UNICEF e qualche una tantum) ma spesso mi sembra di essere quella inutile goccia nell'oceano o di fronte ad inviti a far lo stesso sentirsi dire "non mi fido...ma sei sicuro che gli arrivino? [gli aiuti]" che poi, la maggior parte delle volte, è solo una schifosissima SCUSA per non scucire una lira e subito dopo spenderli in "gratta&vinci".

Ma nonostante questo invito chiunque mi legga a cercare di fare quanto sia di vostra capacità ed in vostra coscienza, senza porsi domande inutilmente retoriche e prive di risposte sensate perché sono le stesse fame e condizioni dei paesi del terzo e quarto mondo, o più genericamente del sud di questo nostro pianeta, ad essere insensate.




Nota: A distanza di 25 anni Jamie Fox a gennaio di quest'anno ricreò un numerosissimo gruppo di artisti, molti dei quali già presenti nel 1985, per riproporre lo stesso brano che stavolta destinava i proventi per le vittime del terremoto di Haiti. "We are the world 25 for Haiti" (qui il video).

mercoledì 10 novembre 2010

Disastri naturali. Vero e falso

Poco più di un anno fa scrivevo del messinese, pochi giorni fa della solita Liguria ed ecco che puntualmente con le piogge che saranno sì state abbondanti, eccezionali ma pur sempre autunnalmente normali per un paese come il nostro si scatena il salernitano, la sempiterna naufragante Calabria che da millenni con le fiumare si portava a valle colline e montagne quando ancora il bosco teneva saldi i terreni e che ora semplicemente dilava e, come se non bastasse, il Veneto affoga sottovoce visto che, sarà stato il ponte di Ognissanti, sarà stato che la gente avrà pensato che tanto son veneti, si rimboccheranno le maniche, indosseranno stivaloni da pescatore e spaleranno via il fango in un paio di giorni o sarà stato che tutta l'Italia stava dietro ai casi Ruby e della povera Sarah?

Qualunque cosa sia stata nessuno pare essersi accorto subito e in tempo che il Veneto stava annaspando tra esondazioni ed alluvioni. Tranne un oscuro centro meteo privato fatto da appassionati che almeno una settimana prima aveva iniziato a dare gli allarmi giusti: certo non si sarebbe potuto fare granché con un allerta meteo così ravvicinata ma certo parecchi danni sarebbero stati evitati.

E mettiamoci anche i due morti della Toscana.

Ma ancora una volta che ve lo scrivo a fare? Cronaca di un disastro annunciato. Inutile stare a spiegare ancora una volta che l'unica cosa naturale in tutto questo è la pioggia, è il corso dell'acqua, è la natura del terreno devastato ma è del tutto innaturale l'azione antropica che ormai da più di un secolo ignora le più elementari regole di buon senso.

Non siamo i soli in Europa comunque: a volte anche vastissime zone della Germania, della Francia o dell'Est europeo vanno sott'acqua ma in quel caso sì che si può tranquillamente e serenamente parlare di disastri naturali imprevedibili o dettati da eccezionali ondate di maltempo (come nello scorso agosto nell'est della Germania).

E come se tutto questo non fosse sufficiente, incredibile ma vero, nonostante le enormi quantità di menzogne che vengono costruite intorno a questi cosiddetti disastri ci sono interessi privati tali per cui si riescono a gonfiare i danni al fine di incassare più soldi del necessario o per farli definitivamente sparire nel nulla o forse, in massaggi? E oggi come oggi ci si aiuta anche taroccando i video ufficiali..

Come? Lascio la parola alle immagini visto che come si dice "un'immagine vale più di mille parole". Le immagini contengono materiale che può esplicitamente offendere il comune senso...della logica!!!


http://www.youtube.com/watch?v=fHOTPRhVfO8

http://www.youtube.com/watch?v=-A6JVtj3VKY

http://www.youtube.com/watch?v=5pCBF2zTz3Q


E c'è ancora gente che non crede che la Guzzanti col suo film documento "Draquila" abbia dimostrato perché si voleva trasformare la Protezione Civile in una SpA!!!

Che vergogna!!!

Irrimediabilmente fatti per la dittatura

clip_image001Diceva di noi italiani il grande Ennio Flaiano nei lontanissimi anni '70. Ed a questo pensavo passeggiando giorni fa per le strade della mia città complice un recente documentario su di lui andato in onda su Rai Storia qualche settimana fa. O più sinceramente forse complice il clima preelettorale che si respira da diversi mesi a questa parte.
Con lo sguardo assente di chi cammina pensando a chissà cosa non ho potuto però fare a meno di osservare con maggior attenzione le transenne regolarmente dipinte di bianco e di rosso che spessissimo si osservano strategicamente posizionate lungo le nostre strade.
Ora, mi dicevo ricordando anche quanto vissuto recentemente e riportato proprio su queste pagine, ad un tedesco (e non solo) non verrebbe mai in mente di parcheggiare sulle strisce pedonali, men che mai di occupare con un numero di ruote variabile da 1 a 4 un marciapiede, un angolo, un passaggio, magari l'unico. Ma non perché intimoriti da chissà che tipo di sanzione: semplicemente perché sanno autodisciplinarsi con delle regole elementari che molto semplicemente poggiano sul rispetto. E credo proprio non serva aggiungere nulla.

E invece cosa accade?

Che cittadini, negozianti e clip_image002condomini vari devono autotassarsi ed a spese loro installare queste barriere ad evitare di dover fare più del dovuto lo slalom tra le lamiere.

Osservate ad esempio nella prima e nell'ultima immagine: i proprietari di quei negozi dove sono stati costretti a posizionare le barriere ad evitare di trovarsi auto parcheggiate sulle vetrine!

Accade quindi che qualcuno o qualcosa debba imporci la regola obbligandoci al rispetto per legge e non per coscienza.

E da questo piccolissimo esempio il sottoscritto ha tratto tantissime altre conclusioni amare...

 

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sabato 23 ottobre 2010

Speleologia in pillole

Per un geologo in vitro come me vivere un'esperienza speleologica sarebbe a dir poco fenomenale. Ebbene è capitato!
Da mesi ormai sto frequentando quel di Fabriano (AN) dove presso una delle ultime grandi industrie di elettrodomestici italiana (non facciamo pubblicità anche perché ho una lavatrice di quella marca che...si è scassata sei mesi dopo l'acquisto!!!) stiamo conducendo diverse attività.
Così ho conosciuto un loro impiegato, dello staff IT, guida e speleologo CAI del centro speleo di Fabriano che un paio di settimane fa mi aveva invitato ad una interessantissima conferenza "Speleologia e ricerca scientifica" tenutasi in occasione del quarantennale della fondazione del centro ed un mostra fotografica, altrettanto interessante, di materiali e tecniche speleologiche.
Sappiamo molto di più di quello che c'è a miliardi di anni luce dalla Terra di quanto abbiamo poche decine o centinaia di metri sotto i piedi! E per un geologo poi il saperlo è il pane quotidiano ed il fascino di sempre.
E così domenica scorsa, complice un'attività tecnica nel weekend terminata anzitempo e sapendo che tanto mi sarei fermato a dormire per fare presidio il lunedì questa persona mi ha fatto una sorpresa organizzandomi un'uscita in grotta con lui in esclusiva per me!
In grotta ci sono stato diverse volte ma sempre da turista (Castellana, Stiffe, Bue Marino, Grotta del Vento, la stessa meravigliosa grotta di Frasassi almeno tre volte) ed anche avendo visti decine di documentari sulla speleologia entrarci davvero, tuta, caschetto e lampadina in testa è stato e sarà indimenticabile.
Dopo aver percorso per un centinaio di metri il bordo del torrente che solca la gola di Frasassi ci siamo infilati in un buco aperto nella roccia non senza aver affrontato un passaggio appesi ad una corda tirata sul bordo scosceso e decisamente scivoloso! Il buongiorno si vede dal mattino...
Infatti il bello tra il bello è che ho anche affrontato una salita in corda di un pozzo alto una decina di metri ed un passaggio trasversale, sempre in corda fissa, di pari lunghezza per spostarci da una grotta all'altra. Ovviamente in perfetta sicurezza con doppia lounge agganciata con moschettoni alla fune. La cosa più complessa infatti è l'aspetto psicologico che ti porta a tenerti accostato alla roccia mentre si sale o ci si sposta di traverso mentre sarebbe più semplice molto semplicemente lasciarsi pendere nel vuoto e il peso stesso del corpo punta i piedi contro la roccia che, ricordo, in grotta è perennemente scivolosa e coperta di fango!
L'altra cosa, rispetto alle arrampicate in montagna o su un albero è la visibilità che in grotta è limitata al campo illuminato dalla lampada sull'elmetto e finché si sale si capisce dove si vanno a mettere le mani o i piedi e si individuano facilmente eventuali punti di appoggio; scendendo invece non si riesce ad illuminare bene la zona sottostante e spesso ci si affida all'intuito ed al tatto. Comodissima la maniglia che agganciata alla corda può scorrere in un solo verso e che ovviamente, in caso di mancanza di appigli è d'aiuto. Ovvio che qualcuno, un provetto alpinista, prima di noi è passato posizionando la corda ed ancorandola saldamente alla roccia!
E ciliegina sulla torta anche un passaggio in uno stretto budello fangoso strisciando sui gomiti col famoso passo del leopardo.
Chi l'avrebbe mai detto? A distanza di più di trentanni dal corso d'ardimento fatto durante il servizio di leva (discesa in doppia corda, ponte himalayano...)...niente male per un cinquantenne...qualunque! :-)
Le foto, che ben illuminano col flash, non rendono giustizia alle penombre vissute alla luce della lampada a led alloggiata sul caschetto, le sensazioni che danno la certezza di riuscire a perdersi in un attimo se fossi stato senza la guida che conosce palmo a palmo quei 25 km di gallerie, antri e meandri che si sviluppano tutto intorno al percorso turistico della grotta di Frasassi.

Grotta del Fiume. Frasassi

lunedì 11 ottobre 2010

Come si scrive tedesco in tedesco?

Sulla scritta in francese hanno persino stampato la Ç ma possibile che nessuno abbia trovato il modo di scoprire che “tedesco”, in tedesco, si scrive deutsch

Incredibile ma vero per le persone di Atac che ci lavorano

domenica 10 ottobre 2010

La piuma dell’arcagnolo Gabriello

Ogni tanto trasmissioni tipo "Striscia la Notizia" o "Le jene" ci mettono al corrente di aver colto con le mani nel sacco qualche impostore che millanta doti sovrannaturali a dispetto della comune credenza che in genere, i malanni, vanno affidati alle cure dei medici...non entriamo nei meriti poi della maggior o minor perizia dei veri titolati visto che inoltre le cronache quotidiane (troppo) spesso di raccontano di imperizia con cause letali per i malcapitati pazienti!
Comunque sia, nonostante decenni di Quark e Focus e tentativi di divulgazione scientifica (per citare) abbiamo ancora in giro qualcosa come milioni (non credo di esagerare) di creduloni ignoranti come bifolchi medievali, che abboccano a ciucciatori di tette che levano cancri al seno, a sedicenti ingegneri che grazie alla loro perizia ed alle loro macchinette radioniche (???) riescono a diagnosticare di tutto analizzando tre foto tessera e guaritori di varia natura neanche fossimo al festival della buffonata. 


La categoria dei finti medici che ostentano tanto di lauree, diplomi e titoli in filigrana ottenuti col medodo di stampa dei bilanci Parmalat (fototaroccamenti) è ben altra cosa: su quelli ahimé è facile abboccare. Chi di voi ha mai chiesto al proprio medico copia autenticata del certificato di laurea o si è spinto a fare indagini in tal senso?

Certo è facilissimo approfittare della altrui ignoranza soprattutto se costoro siano già in precarie condizioni psicologiche quali quelle causate dalla sofferenza fisica e fisiologica o quelle in cui potrebbero trovarsi di fronte ad un tentativo di speranza di guarigione di fronte a morte certa.

Ma ciò non toglie che i più biasimevoli non è detto che siano gli impostori di turno. E' mia modesta opinione che siano altrettanto esecrabili coloro i quali si rivolgano a persone di questa risma, ancora oggi in paesi di cultura e civiltà occidentali, né più né meno quali coloro i quali frequentano cartomanti, maghi, fattucchiere e astrologhi!

E di fronte a dissertazioni di cotanto spessore che giorni fa, pasteggiando con alcuni colleghi alla mensa aziendale di una nota e moderna industria italiana, ho scatenato un putiferio.

E già, perché ho osato affermare che non c'è poi così tanto da meravigliarsi che possano esistere persone che cadano così facilmente nella tela di questi malandrini.
Dopo tutto qual è la differenza da coloro i quali abboccano al discioglimento della nota sostanza tissotropica che viene spacciato come il sangue di san Gennaro, e lo spaccio è fatto dall'autorità vescovile (forse vittima egli stesso di spaccio ma di sostanze stupefacenti).

Quale meraviglia o scandalo nel sapere che qualche donna ha subito abusi perché rivoltasi a sedicenti medici che tentavano di convincerla a sanare il fisico con attività altrettanto fisiche che richiamano alla memoria il bacio del cordone di monaci medievali o ancora, perché irridere e schernire gli ingenui che credono alla radionica di fronte a code chilometriche per vedere un lenzuolo macchiato dei resti umani di un tale vissuto chissà quando e spacciato come il sudario di un certo Gesù, un ebreo di Palestina di cui non esiste una sola testimonianza storica degna di questo nome. E lo stesso dicasi per i milioni che si accalcano a Medina o che si tuffano nel Gange...

Non c'è nessuna differenza concettuale tra le anime semplici truffate dai guaritori woodoo e quelle che la truffa la subiscono ogni domenica a messa.

Speranze di cambiamento in un futuro privo di servizi da mandare in onda? Pressoché nulle visto che ancora oggi in tutto il mondo occidentale i quotidiani continuano a stampare la striscia con l'oroscopo del giorno.

Persino a colui che ha avuto la prontezza di rispondere che adorare od osannare un'effige non fa male ho risposto che dopo tutto anche questi impostori di danno, a parte quello al portafoglio, non ne fanno...

Il grande Monicelli nel 1984 irrideva a modo suo queste persone nel suo indimenticato "Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno" dove Alberto Sordi, grandioso interprete del monaco impostore e crapulone (mmeeeo...marameo!!!) cade vittima del furto della miracolosa penna dell'arcagnolo Gabriello da parte di Bertoldo (Ugo Tognazzi) e quando il monaco se ne accorge, nella messa imbastita per fregare qualche cappone ai beoti contadinozzi la prima cosa che fa è dare ad intendere a Bertoldo che avrebbero spartito le entrate a fronte della restituzione del maltolto!

Sono convinto infine che queste cose nel medioevo non accadevano neanche: troppo spesso a quel periodo viene attribuita una veste di fatti e verità storiche che tali non sono! Altro che secoli bui. Nonostante la lampadina siamo più al buio che allora.

Nota a margine. Non mi è mai stato chiaro se prima di mandare in onda i servizi, le redazioni di trasmissioni quali "Striscia la Notizia" o "Le jene" effettuino l'opportuna segnalazione alle autorità competenti o se queste intervengano dopo aver visto il servizio! Spero bene la prima...

Alpini, meridionali e bugie

Dei quattro alpini morti ieri in Afghanistan uno era siciliano, di Lentini, e almeno una parvenza di montagna data dall'Etna a qualche decina di km a nord l'aveva ma forse più facilmente aveva frequentato la bellissima costa a pochi km da casa sua. Un altro era salentino, che di montagne quella zona non ne ha mai viste neanche qualche centinaio di milioni di anni fa. E da territori a vocazione storicamente più marinara che montana tanto da render in passato Pisa una delle famose 4 repubbliche marinare venivano gli altri due: uno da Pisa appunto e l'altro da Alghero, estremo nord-occidentale della Sardegna.
E tutti appartenevano al famoso 7mo reggimento alpini, parte della ancor più famosa brigata Julia (campagna di Russia, Cefalonia, solo per citare un paio di luoghi della memoria).
Ma l'immaginario collettivo che da sempre fa vedere le penne nere alla luce di quanto la storia di loro ci ha tramandato, Mario Rigoni Stern in testa, vacilla leggermente ascoltando un alpino parlare con l'accento di Tony Sperandeo così come, d'altra parte, un marinaio con quello di Gustav Thoeni.
Sono gli effetti della trasformazione della "truppa" nelle nostre forze armate da quelle della leva obbligatoria a queste composte da militari formati a seguito di selezionamento iniziale e continuo di ragazzi e ragazze destinati alla carriera professionale: dalla base agli ufficiali. E non c'è quindi da meravigliarsi che la stragrande maggioranza di questi ragazzi che sceglie tra tanti mali il famoso male minore venga dal meridione che offre sempre meno opportunità di lavoro, trapiantandosi al nord dove nonostante la divisa si sentirà trattato probabilmente peggio dei suoi predecessori con la valigia legata con lo spago e anche se ora, da quelle parti, il bersaglio favorito è l'extracomunitario. La carriera militare tutto sommato è un'ottima opportunità, in tempo di pace...come diceva un mio simpaticissimo prozio, ex militare di carriera con tanto di conflitto mondiale e braccio amputato nel bagaglio delle sue esperienze. E tutto ciò nonostante la precarietà serpeggi anche tra loro che spesso, dopo tre anni di permanenza e sui quali si è investito in termini di preparazione, si vedono congedati definitivamente e destinati ad ingrossare le schiere di giovani disoccupati.

E cosa facevano in Afghanistan i nostri 4 professionisti?
La guerra, ovvio.
E in guerra si muore.

E come tutti i professionisti seri, ognuno nel suo campo, mettono sul piatto della bilancia i pro ed i contro, i rischi ed i vantaggi delle condizioni in cui dovranno operare, questi ragazzi ben sapevano che sarebbero potuti morire o meglio, qualcuno avrebbe dovuto dir loro che le probabilità c'erano. E sono morti. Saltati su una mina appositamente collocata dagli insorti (notate il termine usato anche dagli stessi responsabili delle nostre forze armate che operano lì).

Certo che i soliti disfattisti stanno lì ancora a cianciare a vanvera di missioni di pace, di ruolo fondamentale dei cosiddetti peacekeepers accorsi perché chiamati a gran voce dalle disperate richieste di aiuto dei popoli interi...
Non molto tempo fa, all'indomani dell'ennesimo invio di truppe specializzate da parte del premio nobel per la pace e speranza per il futuro neoeletto uomo più potente del mondo Barak Obama, avevo già scritto che reputo assai improbabile che si possa vincere laddove i russi fallirono, e non per colpa di rambotre che andò a dare una mano agli insorti...e con questo ovvio che non sottindendo che sia di quelli che credono che si stia lì per vincere o far vincere qualcosa a qualcuno.
Non sono un pacifista bigotto, so benissimo che quando ce vo' ce vo' ma come la maggior parte delle persone sensate non ama sentirsi preso in giro.
L'Afghanistan non è la Bosnia (e ne so ben qualcosa!) così come non lo fu il Libano o la Somalia. Quella è guerriglia vera. Ed ecco perché vorrei che i nostri ragazzi fossero tirati fuori da quel pantano all'interno del quale i nostri governi, anche quelli precedenti, ci hanno cacciato per dar manforte ad un'iniziativa unilaterale statunitense e farla passare come internazionale sotto l'egida dell'ONU.
Meglio a raccogliere spazzatura a Napoli, sinceramente ed orgogliosamente pronti a fare anche questo; meglio a coadiuvare le forze di polizia in Calabria od in Sicilia come nella operazione "Vespri siciliani"; meglio qualsiasi altra cosa.
Oppure gli si dica chiaramente: cercasi volontari per operazioni suicide contro un nemico che non ci è nemico...


Rambo 3. Il commovente discorso di Massoud...

mercoledì 6 ottobre 2010

L'Italia che affoga


Ma che ve lo scrivo a fare? Forse è solo un ennesimo inutile promemoria a dimostrare, da qui al prossimo autunno, alla prossima ondata di pioggia più intensa del normale, che siamo alle solite cazzate.

Non serve neanche seppellire i morti ed aspettare la prossima: spesso ci ha già pensato il fango.

Ogni anno la Liguria affoga, ora qui ora lì, con le ennesime esondazioni dei torrenti o dei fiumi che vengono giù dritti verso il Mar Ligure.

Dall'alba dei secoli i fiumi hanno sempre esondato, anzi per molti questa cosa era una benedizione (il famoso limo del Nilo di cui ci hanno iniziato a parlare fin dalle elementari) e come recita l'antico adagio gutta cavat lapidem l'acqua non conosce barriere: se la fermi da una parte da qualche altra parte uscirà...

E la Liguria è solo la regione dove più frequentemente (praticamente ogni anno) avvengono questi disastri ambientali...annunciati.

Pietro De Paola, presidente dell'Ordine Nazionale dei Geologi, intervistato in questa occasione ha detto quasi le stesse cose che disse, solo per esempio, nel lontano 1998 in occasione di una frana in Campania (http://www.geologi.it/articoli/stampa/adn1.htm).

De Paola è presidente dell'ordine da quando presi l'abilitazione all'esercizio della professione (non professata) nel lontanissimo 1983!!! Quindi De Paola o è molto preparato o molto ammanicato ma sicuramente in età pensionabile (largo ai giovani eh?)

Ma cos'altro dovrebbe dire o fare a nome di tutti i professionisti del settore ambiente che di professionale hanno solo il titolo ed a cui non è mai stato consentito lavorare?

E quindi ripeto: ma che ve lo scrivo a fare?

Non cambia nulla. Anzi no e il cambiamento è dato dal fatto che oggi possiamo vedere decine di filmati messi in rete e assistere pressoché in diretta alla liquefazione del territorio.

domenica 29 agosto 2010

Ognuno ha quel che si medita

E proprio mentre dal pulpito dell'onnipotenza (il berlusconismo è contagioso sul gheddafismo o viceversa?) il noto Gheddafi pur con pacatezza invita tutta l'Europa a convertirsi all'islam vorrei condividere con voi alcune perle di saggezza dello stimatissimo Piergiorgio Odifreddi, intervistato di recente da Claudio Sabelli Fioretti.
A margine della cosa va comunque annotato come all'incontro con Gheddafi all'Accademia Libica siano state messe a disposizione (pare senza esser remunerate...) qualcosa come 500 bonazz..ehm, ragazze di varia foggia e taglia appartenenti alla categoria hostess, non quelle delle compagnie aeree ovviamente. Visto l'indice intellettuale ed intellettivo medio di queste fanciulle senza per questo dover ricorrere ai trucchi da pupe con Papi è facile capire come queste siano tutte gridolini e sorrisini sfoggiando la loro copia del Corano. Addirittura le agenzie battono che due di loro si siano convertite immediatamente. Lo chador glielo da' direttamente il colonnello? A quali giochini erotico sessuali mirano i due leader del Viagra?


http://www.unita.it/news/italia/102884/due_amazzoni_e_ragazze_per_gheddafi

Ma veniamo al punto. Ecco qualche riga estratta più o meno a caso dalle ironiche, sagaci e divertenti massime di PG!

Toglierei i finanziamenti alla Chiesa. Sai che il Vaticano possiede un quinto del patrimonio immobiliare italiano? Una casa su quattro a Roma è del Vaticano.
Ricomincerei dalla breccia di Porta Pia. Rimanderei il Papa a Gerusalemme. E' da lì che viene, quello è il posto suo. Bisogna liberarsi del fardello vaticano. Ma farei di più.
Tempo fa il Papa è andato a Genova sull'elicottero dell'aeronautica militare. Ma per quale motivo l'aeronautica militare deve destinare un elicottero al trasporto del Papa? Chi paga? Se ne stia a casa sua. Sai che quando il Papa va all'estero il volo di andata è sempre offerto dall'Alitalia, che usa un intero aereo per lui ed i giornalisti al seguito? Basta soldi statali al Papa. Chi vuole il Papa finanzi il Papa.
Non confondiamo religiosità con spiritualità. La religiosità è credere nelle stupidaggini, nelle superstizioni, nell'incarnazione del figlio di Dio da una donna vergine che viene fecondata dallo Spirit Santo. Sciocchezze. Quando noi leggiamo nei classici di letteratura religiosa di altre civiltà, ci appaiono chiaramente come stupidaggini. Se tu leggi il Mahabharata, per esempio, o le storie del Ramayana, dici subito: "Stupidaggini". E ti stupisci che ci sia qualcuno in India che crede a quelle cose. La spiritualità è sapere che sei inserito in una realtà che ti sovrasta, che c'è un ordine, una legge.

A quelli che lo accusano di non prendersela più di tanto con l'Islam e di bersagliare invece continuamente il cristianesimo o i cattolici risponde:


(...)hanno la fissazione per l'Islam perché credono che in fondo sia un'alternativa e un pericolo per il cristianesimo. L'islam mi tocca meno da vicino, lo conosco meno. In Italia non ci sono degli imam che si beccano l'otto per mille. Non ci sono gli imam che pretendono l'ora di religione nelle scuole. Non c'è un concordato con l'Islam (...). Nel frattempo posso dire che la Bibbia è una truffa mentre il Corano non lo è. La bibbia si presenta come un libro di storia. Il Corano si presenta come un libro letterario-poetico. I preti criticano Dan Brown. Dicono "Il 'Codice da Vinci' è un romanzo, ma la gente lo prende come una cosa seria". E' vero. Ma loro fanno la stessa cosa con la Bibbia.
Il Papa e i suoi seguaci continuano a condannare i comportamente "contro-natura". Ma è proprio essere contro natura che ci fa diventare umani. La società ideale è esattamente il contrario di quello che c'è in natura, dove i più forti prevaricano i deboli, i più adatti fregano i meno adatti.
Quando ci fu lo tsunami i preti hanno detto: "Questa è la prova dell'abbraccio di Dio, che ce l'ha mandato perché ci vuole bene". Perversioni. Arrampicate sui vetri di gente che non sa spiegare l'esistenza del male. Come si fa a dire che il mondo è stato fatto da un essere buono, amorevole, caritatevole, quando sulla Terra, nelle specie animali e vegetali, regna l'ingiustizia?
Cacciari sostiene che bisogna leggere e studiare la Bibbia perché è fondamentale per capire la nostra civiltà. Anche l'astrologia è stata fondamentale. Vogliamo studiare astrologia? E poi non vedo il motivo per cui, se vogliamo studiare il fascismo, cosa che evidentemente dobbiamo fare, dobbiamo farcelo insegnare da professori fascisti (...) Il fascismo lo insegnano nelle scuole i professori di storia senza che debbano avere il beneplacito dei fascisti, che ancora esistono. Con la religione si fa così. Ce la insegnano i preti.
Se dovessi convincere qualcuno a diventare ateo gli direi di leggere la Bibbia.
Dove la più grossa sciocchezza è Dio stesso. Un dico che dovrebbe essere il Dio di tutti. E invece è parziale, perfido, tifoso di un unico popolo. Gli altri popoli li distrugge, li molesta. Non il Dio dell'amore ma dell'odio.
La maggioranza degli uomini religiosi pensa che qualunque altra religione sia falsa. Quindi ogni religione è considerata falsa dalla maggioranza dei credenti delle altre religioni. Quindi, democraticamente, sono tutte false.
Io non ce l'ho con chi ha una cultura umanistica. Non credo che studiare il greco sia inutile. Però noto che chi non sa il greco viene considerato ignorante, mentre chi non sa la matematica, be', quello è normale, son cose tecniche.
Quando dico che non credo in Dio, dico che non credo nel dio scimmia Hanuman dell'induismo, nelle dieci reincarnazioni di Visnù, dalla tartaruga fino al cavallo bianco. E quindi non credo nemmeno in Gesù Cristo, perché come le altre è un'immagine mitologica, creata dalla letteratura fantastica. (...) Di che cosa ho bisogno per dire che Gesù Cristo non esiste? Della stessa cosa che mi serve per dire che Krishna non esiste. Per gli occidentali è evidente che Krishna non esiste.
Io credo che Gesù Cristo non sia proprio esistito, storicamente. Te ne rendi conto leggendo i Vangeli. Esistevano tre ispirazioni per Gesù: un gruppo di persone "predicatori di saggezza" ha dato vita al Gesù delle massime, degli aforismi; un gruppo, più numeroso, di ciarlatani, maghi, pasticcioni, ha dato vita al Gesù dei miracoli. Poi c'era un gruppo altrettanto numeroso di sobillatori politici. Il Gesù del sociale. A questi tre Gesù gli evangelisti si sono ispirati per scrivere i loro romanzi.
Si crede ai misteri perché si pensa di sapere tutto il resto. Uno dice: "Ormai sappiamo tutto ma questo non lo sappiamo. Del sangue di San Gennaro non sappiamo"

In questo ragionamento Non funziona l'assunto di base. La scienza è piena di misteri. Non sappiamo come mai le particelle elementari allo stesso tempo sono onde. Tu studi la fisica, la chimica, la biologia, ti accorgi di quanti misteri ci sono dentro. Altro che Fatima.
Nei buchi del sapere la gente inserisce Dio...
Ma poi i buchi si tappano e Dio che fine fa?


Per gli approfondimenti comprate il libro "Perché Dio non esiste", Aliberti Editore. Non credo di violare alcun copyright (ci tengo a precisare che nel libro non esiste citaziona alcuna al divieto di riproduzione) perché, pur con altre parole, queste affermazioni sono state riportate anche in altri siti quali http://www.melba.it/csf/articolo.asp?articolo=367

venerdì 27 agosto 2010

L'Aquila muore. L'Aquila è morta


"L'Aquila è morta".
Queste le parole dette ai fidi centurioni quell'infausto giorno di marzo del 44 pev in occasione dell'assassinio di Giulio Cesare.

Il 19 scorso ho fatto un altro giro in moto e sono ancora una volta passato per l'Aquila. Stavolta senza perdermi come accadde a luglio a causa di strade principali chiuse per..emergenza!

Proveniendo dall'Aquila Est lungo la statale 80 e poi sulla 17 ovest che attraversa la città si superano le rotonde nuove di zecca allestite con tanto di mosaico a pietre grosse a rappresentare questo o quel simbolo (effetto G8 ovviamente, con buona pace degli isolani de La Maddalena) e si entra in città diretti su via XX settembre, quella de "La casa dello studente"...

Su in salita fino all'incrocio con la strada che fiancheggia i giardini di via Crispi e ridiscende verso la parte est della città.

Sono meno di 2 km e bastano per metterti i brividi addosso. Brividi uniti a quel nodo alla gola che ti assale quando una forte emozione si mischia ad una forte rabbia. La strada passa accanto al tristemente noto edificio de "La casa dello studente" dicevo: non lo sapevo e quello che ha attratto in quel punto la mia attenzione sono state le foto dei ragazzi morti quella notte sotto le macerie di una palazzina che non doveva crollare, quella così come tante altre. La sola vista di quella fetta rettangolare mancante nella pianta complessiva della palazzina a cui ancora si affacciano fin l'ultimo piano, porte, ballatoi, vani scala, riquadri di stanze e vite spezzate, da' il capogiro.

La strada, tristemente animata da una sorta di macabro turismo della maceria, forse inconsciamente me compreso, con gente che ci cammina e fa foto, che si sofferma a vedere i danni insieme al traffico cittadino di un giovedì pomeriggio d'agosto, nonostante l'assolata giornata da' i brividi.

Per tutta la sua lunghezza è completamente transennata su entrambi i lati: barriere alte quasi tre metri in rete d'acciao a maglia molto larga, che impediscono il passaggio di incauti pedoni sui marciapiedi; e già, cadono ogni tanto pezzi vari o possono farlo. Le palazzine, da apparentemente robusti condomini in strutture in cemento armato degli anni 60 e 70, a case forse più vecchie di un paio di decenni, sono altrettanto apparentemente sane. Ma osservate senza bisogno di gran dettagli a vista d'occhio appaiono tamponature assenti, intonaci scoppiati a mostrare tramezzi di foratini scomposti, fessure e crepe anche massicce in corrispondenza di luci di finestre, balconi semicaduti, pilastri crepati e via così fino a pilastri di base apparentemente a posto ma a cavallo di serrande di garage o negozi deformate e lesionate. INAGIBILE. E' la terribile parola per chi ha avuto vita lì dentro fino a quella notte. E sotto, lungo la strada, vetrine di esercizi commerciali, da banche a tabaccherie od umili tutto a 1 € definitivamente abbandonati.
Il motivo conduttore macabro che accompagna la vista è che quelle palazzine, quei palazzotti, quella case così come sembrano esser fatte non dovevano crollare, non avrebbero dovuto nemmeno lesionarsi!

E quelle palazzine con i fantasmi delle migliaia di famiglie che le hanno vissute sono lì, in piedi ma lesionate al punto che nessuno oserà mai anche solo pensare che forse si possono restaurare. Certo non sono mica la basilica di Colle Maggio o lo storico palazzo del comune!

E guai a gettare l'occhio nelle traverse che si arrampicano verso la sommità della città, verso il centro: lo spettacolo è ancora più desolante.

Ed in quei pochi minuti impiegati a percorrere quella strada pensavo a come potrebbe essere ricostruita una città nell'interezza del suo cuore centrale, non solo inteso come centro storico, come patrimonio artistico ma patrimonio umano da esso stesso generato ed alimentato. Quando un terremoto danneggia un piccolo centro lo si ricostruisce, non vale la pena stare a sistemare quando si fa prima a demolire del tutto. E' una questione di economia, terribile ma spietata.

Ma si può demolire una città? E quanto costerebbe ripristinarla? Che rapporto tra il valore che aveva e il valore che potrebbe avere risanandola e portandola a nuova vita?Come poterlo fare? Con quali mezzi?

E soprattutto con quali soldi? Chi si assume l'onere economico di un simile scempio?

E allora l'Aquila muore. L'Aquila è morta.
Ma contemporaneamente pensavo, di ritorno dal mio terzo viaggio in Germania, che all'alba della fine della seconda guerra mondiale, praticamente tutte le città grandi e piccole di quel paese andavano da stati quali quello del "completamente rasa al suolo" a situazioni via via meno gravi ma pur sempre drammatiche.

Eppure i tedeschi, sia all'est dominato dai russi od all'ovest sotto il controllo di americani, inglesi o francesi, si sono rimboccati le maniche e mattone per mattone, raccogliendoli dalle macerie, confrontando documenti storici, cartoline, vecchie foto e le testimonianze dei sopravvissuti, sono stati capaci di ricostruire i centri delle città esattamente com'erano prima.

A Berlino pochi mesi dopo l'aprile del 45 già circolava il primo tram, a Dresda, inutile scempio esperimento di "tempesta di fuoco" completamente devastata dal bombardamento e dall'incendio, il popolo delle macerie in due mesi aveva liberato la città ed iniziata la ricostruzione e due mesi dopo c'era già l'acqua corrente ovunque. E così Francoforte, Amburgo, Norimberga, Colonia, Stoccarda, grandi città ma anche Heidelberg, Lipsia, Ulm o Lubecca, città più piccole.

Non scrivo questo per dire che c'è sempre speranza ma proprio per distinguere, ancora una volta, che non siamo tedeschi e non sono tedeschi neanche i nostri governi il cui attuale premier, come noto a molti ma i cui tutti sono ciechi e sordi, ha soltanto saputo cavalcare l'occasione elettorale, pittare di bianco a calcina qualche muro come si faceva in Puglia sotto gli Angioini dopo una pestilenza e poi andarsene sfregandosi le mani perché qualcuno per lui avrebbe fatto affari d'oro con la borsa nera.

E l'Aquila muore. L'Aquila è morta.





COLONIA 2010COLONIA 1945


DRESDA 2010DRESDA 1945



mercoledì 18 agosto 2010

Pubblica amministrazione

Appena rientrato dalla Germania dopo un terzo viaggio di vacanza mi ritrovo e ritrovo le solite cose. Non voglio infierire ancora una volta ma come si dice, quando si va all'estero saltano subito all'occhio le cose più elementari per cui da noi si sta decisamente peggio (ad eccezione della Albània ...come direbbe il mio amico Jestercap!)
Eppure nonostante tutta la mia buona volontà non appena rientrato mi sono trovato a combattere con due fastidiosissimi inconvenienti che solo da noi potrebbero accadare.
CASO 1
Un banalissimo lunedì pomeriggio mi sono recato ad uno di quegli uffici postali centrali che notoriamente osservano orario continuato dalle 8:30 alle 18:00 e come lo trovo? Ma CHIUSO of course. E perché? Ma che domande! Ovvio: è agosto, si va in ferie e quindi il personale è insufficiente per tenere aperto anche il pomeriggio. Passi che non si assume (tranne i soliti noti) da anni ma se è vero che il personale è in parte in ferie è altrettanto vero che, compatibilmente ai fondi ed alla crisi, anche parte dei cittadini è in ferie e la proporzione utenti/impiegati dovrebbe essere più o meno la stessa.
Ma a parte questa cosa che caso mai andrebbe riportata al direttore di quel UPT che ha siglato un piano ferie da dementi quello che mi ha fatto veramente imbufalire era che l'area contenente i vari Postamat, le macchine per i conti correnti automatici (che comunque una volta su due sono guaste!) era inaccessibile. Da dietro la vetrata le varie spie verdi di inserire la carta nell'apposita fessura lampeggiavano verdi ed invitanti ma, ahimé, il meccanismo di apertura delle porte dopo aver inserito persino un biglietto del tram ed un assegno in bianco, risultava inesorabilmente sordo ad ogni richiesta di accesso!!! Restavano spranghe, mattoni o calci alla vetrata ma come noto sono un onesto cittadino!!!
CASO 2
Mercoledì mattina: uffici del XV Municipio che come noto sono sempre una bolgia infernale. Operazione? Un banale rinnovo di una carta d'identità in scadenza da lì ad un paio di giorni ma deteriorata e da cambiare anche per via della foto visto che l'intestataria, mia figlia, dai 14 anni ai 20 è cambiata parecchio!
Tutto sommato c'era poca genta ed in pochi minuti abbiamo compilato il modulo, pagato le marche varie e, il tempo di prendere un cappuccino, ci hanno chiamato per il ritiro.
Il tipo di carta? E che ve lo dico a fare. Quella di cartoncino marroncina in uso dagli anni trenta con ancora la dicitura "apporre l'impronta del dito indice" laddove mettono il timbro(*)(**). Quando i nostri concittadini europei vedono quel documento sogghignano...chissà perchè!
Mentre una delle impiegate sta per incollare la foto (va detto che ora usano il biadesivo che crea notevoli problemi di scollamento...era meglio la Coccoina di una volta!) mi cade l'occhio accanto alla voce "Stato civile" e leggo, tutto in maiuscolo "STATO LIBERO". Stato libero?
Va detto che mia figlia ha chiesto, con l'apposito modulo di rilascio, di non indicare lo stato civile nel documento e, appunto, alla voce "a tal fine" non ha giustamente messo nulla, perché quel "a tal fine" vale per chi chiede di indicarlo e nel campo "a tal fine" indicherà, "a tal fine", d'essere celibe, nubile, vedovo/a, separato/a, divorziato/a ecc ecc...a tal fine e che cazzo!
Chiediamo lumi e la prima impiegata prova a menare il can per l'aia rispondendoci che hanno indicato lo stato civile perché appariva nella carta precedente...e che vuol dire? Se 5 anni fa l'ho indicato non è detto che debba farlo a vita! E poi, le chiedo, che stato civile è "stato libero"? . Doppio errore ci fu: primo hai indicato qualcosa che non ti ho chiesto e secondo lo hai pure sbagliato!
La prima impiegata, per evitare balbettamenti resasi conto che non aveva a che fare con i soliti analfabeti di ritorno ci passa ad una sua collega. Riepilogo la cosa e questa inizia evidentemente ad alterare il suo stato innervosendosi oltre modo. E che diamine avrà pensato: ma che vuole questo? E che problema c'è se risulta? Dopo tutto è una ragazza giovane...che palle.
A questo punto in genere divento provocatorio. Le chiedo cosa sia lo 'stato civile' di tipo 'libero'.
Ovvio risponde lei, non è sposata.
E da cosa lo ha dedotto visto che ha chiesto espressamente di non indicare lo stato civile e appunto non compilando il campo 'a tal fine'?
Balbett...balbet...
Dopo tutto 'libero' è anche un vedovo o un detenuto che abbia scontato la pena!!!
Ma dove sta il problema? Ma che vuoi che sia?
Il problema sta nel non problema se non di principio e diritto che se si chiede 'A' si vuole 'A' e soprattutto nel non sentirsi prendere per il culo dichiarando che 'stato libero' è valido.

Due aneddoti sulle carte d'identità.
(*) negli anni 40 furono arrestate in Italia due spie inglesi che si erano perfettamente camuffate all'interno di un ufficio ministeriale italiano. Le beccarono perché ad una richiesta di presentare un documento esibirono orgogliosi delle perfette carte d'identità contraffatte a regola d'arte. Peccato che erano gli unici 'italiani' che avevano apposto l'impronta digitale del dito indice nel riquadro bianco.
(**) molti anni fa, appena laureato e dopo aver sostenuto orgoglioso l'esame di stato, andai a rinnovare la mia carta scaduta e, sempre orgogliosamente e con l'entusiasmo dei giovani, nel campo professione scrissi GEOLOGO. L'impiegato allo sportello non voleva accettarlo dicendo che non era una professione. Dovetti esibire il tesserino dell'ordine per convincerlo; tenete conto che allora si mettevano in quel campo voci quali "casalinga" o "studente".

Atollo K. Un’altra santificazione

E' morto Kossiga.

(...)

E sì, lo voglio scrivere ancora una volta con il K. Come negli anni '70, anni caldi, caldissimi. Ma anni in cui qualcosa da dire parecchi ce l'avevano, magari con modi e tempi sbagliati, forse con la presunzione dei ventanni, ma si diceva.


Kossiga invece, allora ministro degli Interni, aveva un solo modo di esprimere le proprie opinioni: mandare squadroni di celerini in assetto di guerra, infiltrare poliziotti travestiti da manifestanti che sparavano (e spesso hanno ucciso, come nel caso di Giorgiana Masi) provocando appositamente le reazioni più violente da parte delle forze del disordine, delle destre e delle sinistre estreme. E non ultimi mandare blindati di carabinieri a falciare colpevoli ed innocenti, altro che il G8 di Genova del 2001.

E lui stesso lo ha ammesso vista la sua grandissima boria e vanità nel presentarsi continuamente in televisione od in radio, persino in veste di DJ (Un giorno da pecora, Radio2).
Ho stroncato l'autonomia soleva riportare con orgoglio. A che prezzo? E facendo finta di dimenticare che la maggioranza degli autonomi stroncati confluirono nelle BR a sinistra e nei NAR a destra.

E Gladio? Talmente atterrito dalla sola idea che i comunisti si avvicinassero troppo a posizioni di governo da creare, su indicazione di gentaccia quali i tipi della CIA, organizzazioni di quel tipo. E si diceva grande amico di Berlinguer allora e D'Alema poi. Ma quando mai?

E i massoni? La P2? Non ne faceva parte solo per non contraddire il suo essere cattolico...diceva...ma per favore.
C

erto che simpatico poteva esserlo o meglio sembrarlo, con quel suo accento sardo poi. Amichevole e spontaneo. E va anche detto ad onor del vero che ha saputo mettere in evidenza alcuni aspetti negativi del modus operandi di amministrazioni e governi con quel suo picconare che era invece un modo costruttivo di mettere in evidenza crepe e danni nelle strutture o che magari preferiva un demolire piuttosto che aggiustare. Già, peccato che non sempre la via della demolizione è la migliore...

E ora che è morto ovviamente viene santificato. E mi viene subito in mente il solito film di Thomas Milian, già citato lo scorso gennaio nella (ri)santificazione di Craxi e che qui ripropongo, per gli smemorati o come si dice per chi si fosse collegato soltanto in questo momento.

E ora che è morto tutti sono stati suo grandi ed intimi amici e lui fu amico di tanti compreso ovviamente il nostro (im)prevedibile premier che piange un amico carissimo già dimentico delle bordate che spesso e volentieri Kossiga gli indirizzava: ma sappiamo bene che Mister B è amico di tutti, da Putin ad Obama passando per Arafat e Gheddafi...

Come Atollo K fu per Stan Laurel ed Oliver Hardy il loro ultimo film, una vera schifezza rispetto alla loro vastissima produzione, così il nostro atollo K ora che è morto continua ad essere una vera schifezza.

Quando morì Raimondo Vianello allora sì che mi commossi sentendo una gran perdita!

E morto Kossiga?
estiqaatsi

martedì 3 agosto 2010

Il muro di via Giannetto Valli. XV Municipio, Roma

Via Giannetto Valli a Roma è una lunga strada del quartiere Portuense, sovrastante la ferrovia della linea per Fiumicino e via della Magliana. Una strada che appunto ha sempre svolto il ruolo di via di collegamento abbastanza importante per il traffico proveniente da Sud (Magliana, Eur) e diretto verso altre zone della città a Nordo (Monteverde, Gianicolense e oltre). Per lunghi anni è stata interamente a doppio senso ma da diverso tempo l'ultimo tratto verso via Vincenzo Statella è stato reso a senso unico per via delle limitate dimensioni.
Da quasi un decennio la parte terminale di via Giannetto Valli, all'altezza dell'incrocio con via Prospero Colonna, andava soggetta ad importanti cedimenti superficiali che più di una volta erano anche piuttosto profondi. Non vi dico la ridda di voci e pettegolezzi di quartiere che imputavano la cosa ad enormi grotte presenti nel sottosuolo della zona! La verità è che tutta quell'area è notoriamente ricoperta da un abbondante strato di terreno di riporto dovuto alle opere edili degli anni 50 e 60 che popolarono la zona di villini e palazzine di varia foggia e comunque gradevoli.
La presenza quasi continua di questi cedimenti portò, ormai molti anni fa, gli amministratori locali, a chiudere con una transenna (ben visibile nella foto) la strada nel suo punto di accesso meridionale lasciandola comunque ovviamente aperta per gli abitanti, costretti comunque ad un lungo giro intorno all'isolato occupato dal parco della adiacente casa di cura Villa Giuseppina oppure aperta a tutti coloro ci lasciano l'auto parcheggiata percorrendola anche contromano visto che comunque proveniendo da nord è comunque chiusa.
La transenna, presente da anni, fino a pochi mesi fa costituita da qualche tavola di legno e le solite lamiere ondulate ora è stata rimpiazzata da una ben più solida ed inamovibile barriera fatta di new jersey di cemento armato.
Ora si da il caso che dopo l'ultima riparazione ormai parecchi anni fa non si siano più avuti cedimenti (le solite voci del quartiere dicono persino sia irreparabile visto che sotto pare ci scorra addirittura un fiume sotterraneo che nulla ha da invidiare allo Stige ) e ciò non per mancanza di traffico quanto propabilmente perché l'ultima riparazione è stata fatta a regola d'arte con un rinforzo con iniezioni di cemento e puntellamento con chiodi iniettati nella struttura. Insomma neanche più una crepetta!
Eppure la transenna, anzi la barriera definitiva ormai, è ancora lì: in attesa di cosa? Di lavori strutturali che riguardino l'intera strada? Di lavori circoscritti alla sola zona di pochi metri quadrati davanti dove avvenivano (passato remotissimo!) al cancello secondario di accesso alla casa di cura, talmente in disuso che ci si parcheggia davanti di notte e di giorno ed alle cui spalle si notano solo accumuli di spazzatura!
Ora se non ci sono più pericoli di cedimento perché tenere una strada di scorrimento così importante chiusa? Perché continuare a tenere congestionate nelle ore di punta le solite altre strade o costringere gli automobilisti a giri impropri? E se pericoli di cedimento ci sono perché non dovrebbero riguardare anche l'incauto che percorre via Giannetto Valli in cerca di un posto auto o diretto alla propria abitazione?
Ho un vago sospetto...
Via Giannetto Valli offre ai condomini che affacciano verso est un panorama gradevolissimo, verso i Castelli Romani, verso i monti Tiburtini e nelle giornate limpide si arriva a vedere anche il Velino oltre le cime di Campo Felice. Quelli verso ovest tutto sommato hanno davanti il parco della casa di cura, ampio e verdissimo. E la strada, anche ai tempi in cui era percorsa a doppio senso nelle ore di punta si presentava silenziosa: un paradiso rispetto a chi affaccia su viale Marconi o sulla Palmiro Togliatti!!!
Vuoi vedere che qualche (od anche di più) condomino della tutto sommato amena via abbia connivenze laddove servano? Abbia unto quanto basta a tenere definitivamente chiuso l'accesso al traffico di scorrimento con la scusa della buca in agguato? E certo! Sai che paradiso, che silenzio, che luogo ideale per il passeggio del cagnolino questa strada-parcheggio incontaminata dal passaggio di autovetture e motorini smarmittati?
Dopo tutto l'ho detto prima, la maggior parte di quella zona poggia su terreno di riporto e non sono infrequenti viste di muretti inclinati o piccoli cedimenti strutturali (niente di grave comunque!) sugli spigoli o sulle tamponature delle palazzine e se è per questo la voragine è sempre in agguato soprattutto quanto, come accaduto anni fa, l'ignorante menefreghista cittadino faccia passare settimane prima di avvisare l'Acea (azienda acque ed elettricità del Comune di Roma) che esce acqua dall'asfalto!!!
Il sospetto si concretizza...altro che fiumi sotterranei!
Immagine 1. Poco a nord (alto della foto) della 'A' il punto dove si aprivano una volta le buche.

Immagine 2. Il punto dove si aprivano le voragini. Di fronte al cancello si cui parlavo. Nonostante il divieto le autovetture impegnano la via contromano in cerca di parcheggio o dirette ai loro garage sapendo che dalla parte opposta è chiusa ed al massimo ci sono vetture che sono uscite dagli stessi e procedono con cautela.

Immagine 3. L'accesso da sud, sbarrato dalla transennatura ora trasformata in barriere di cemento armato. La strada sulla sinistra è uno dei pochissimi "budelli" che collegano via della Magliana.

Immagine 4. La stessa barriera vista dalla parte opposta. Un parcheggio ormai.

lunedì 2 agosto 2010

Quando l’Italia era come l’Afghanistan

2 agosto 1980 - oggi

30 anni fa ero in vacanza con l'allora mia fidanzata, oggi mia moglie. E sarebbe stata una vacanza molto breve perché da lì a poco avrei preso a lavorare nel bar di un mio zio per metter qualcosa da parte per le piccole spese come sempre ho fatto nei periodi estivi. Eravamo al Gargano, in campeggio, a goderci mare e sole quando arrivò la notizia. Dapprima di voce in voce, poi con edizioni straordinarie dei quotidiani. Ed il dolore lancinante e sordo di quella strage, fin da subito attribuita ad un attentato terroristico (allora era piuttosto difficile pensare ad esplosioni accidentali od incidenti quali quello recente di Viareggio) colpì tutti noi, ogni singolo campeggiatore lasciano quell'aura di amarezza che serpeggia tra tutti coloro i quali sanno che la vita va avanti ma sì, che cazzo, a che prezzo!

Sono passati 30 anni da allora, da quando l'Italia da più di un decennio era come l'Afghanistan, come l'Iraq, come la Bosnia del conflitto balcanico ed i suoi attentati ma con un nemico interno che come un cancro minava la salute dell'organismo senza farsi individuare e sconfiggere con certezza.

E ancora oggi ci sono dubbi, omissioni, vuoti, giustizie incompiute e la certezza che tali resteranno nonostante si creda d'aver individuato gli autori materiali (Fioravanti e la Mambro dei NAR che pur ammettendo decine di altri reati omicidi compresi si sono sempre dichiarati innocenti per questo). La certezza della mano dei servizi segreti, di parti importanti dello stato, del governo di allora, di estremismi ramificati ovunque e di un processo di destabilizzazione che fortunatamente non fece presa!

E oggi, per la prima volta nella storia delle celebrazioni in memoria che ogni anno si svolgono a Bologna, nessun esponente politico dell'attuale governo era presente e peggio ancora, il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Carlo Giovanardi, senatore del PdL, dovremmo dire senatore della Repubblica e quindi di tutti gli italiani, ha osato affermare quanto segue:
«Ogni anno a Bologna si è riproposto il triste spettacolo di una piazza che invece di ricordo e dolore ha espresso odio e livore per coloro che ritiene avversari politici. Bene ha fatto quest'anno il governo a non partecipare ad un rito che per troppi non è un momento di ricordo e commemorazione delle vittime di quella tragedia».

Giovanardi, qualcuno dovrebbe metterti a sedere come fece Totò, premiando il talento con un atto doveroso...

 

E per tornare alla serietà segnalo solo questo video, molto crudo e che si attiene alle cronache di allora.

 

domenica 1 agosto 2010

500 ed oltre differenze

500 ed oltre differenze


Stimolato da un bel documentario su Rai Storia (qui i video dei vari servizi), che ripeto ritengo sia uno dei migliori canali nella giungla del digitale terrestre, ho avuto modo di fare riflessioni di varia natura sulla...qualità della vita?
E proprio come direbbero i redattori di Rai Storia correva l'anno 1957 e dopo un avvio un po' lento a causa della pochezza del primissimo modello nel novembre di quell'anno trionfava la Nuova 500 della Fiat, destinata a fare epoca in tutto il mondo, scortata dalla polizia stradale tedesca quando qualche avventuroso turista la spingeva sulle strade d'Europa fino a Capo Nord e addirittura scortata da 4 ammiraglie della produzione automobilistica americana (Cadillac, Chevrolet, Studebaker e Lincoln) alla parate del Columbus day!
I miei erano sposati da pochi mesi e pochi mesi dopo sarei arrivato io. Così anche mio padre, geometra impiegato di un'impresa di costruzioni e mia madre, infermiera presso il poliambulatorio dell'INAM, avrebbero potuto un paio d'anni dopo comprarsi la macchina, forse grazie alla finanziaria SAVA della Fiat che per prima in Europa introdusse il concetto degli acquisti a rate: con una decisiva spinta di un collega di mio padre che dopo averlo visto ancora una volta sulla Lambretta con tutta la famiglia (era già arrivata mia sorella) gli disse: "E comprati 'na 500!!!".

Certo una bella evoluzione per chi veniva situazioni come questa ironizzata nella vignetta di sinistra e molto comuni in quegli anni in Italia così come sono comuni in estremo oriente oggi. E persino il tanto sospirato viaggio di nozze rimandato per motivi economici e per mancanza di mezzi (una passeggiata in Lambretta ai Castelli!) si avverò anni dopo con un fantasmagorico nonché avventuroso viaggio in Svizzera dai parenti emigrati quando l'unico pezzetto di autostrada tra Lodi e Milano vide mio padre lanciare il bolide fino ai mitici 100 all'ora! E gli impervi valichi alpini videro sfrecciare tra le nebbie sui tornanti quei 295x130 cm di macchinina col suo tipico rumore più da moticicletta che da autovettura.
E le 500 in famiglia furono due. Ne arrivò un'altra agli inizi degli anni '70 che mia madre usava per andare al lavoro: una 500 L color caffellatte con i rostri sui paraurti ed il cruscotto spaziale della 850 ma nero anziché beige.
La Nuova 500, a distinguere con l'aggettivo "nuova" dalla Topolino anni '30 costava nel 1957 490.000 lire al suo esordio, soltanto 100.000 lire meno della sorella maggiore, la 600, che nelle intenzioni della dirigenza Fiat avrebbe dovuto rappresentare la volkswagen italiana che invece all'inizio era la vettura tipica dei più benestanti parroci, marescialli e pretori di tanti paesi e cittadine. La 500 fu venduta in quasi 3.000.000 di esemplari tra il 1957 ed il 1972 anno del suo definitivo pensionamento. Il tentativo di riproporla negli anni 90 fu un fiasco, dopo tutto anche la terribile Duna è di quegli anni o poco prima.

490.000 non erano poi così tante se si pensa che pochi mesi dopo scesero addirittura a 465.000 e la Fiat, cosa unica nella storia, restituì ben le 25.000 agli acquirenti della prima serie offrendo anche l'aggiornamento gratuito! Un operaio comune guadagnava circa 50-60.000 lire al mese, un impiegato quale poteva ad esempio essere mio padre o mia madre, si attestava intorno alle 60-80.000 al mese e pur considerando quegli anni, i favolosi anni 60 come qualcuno di definisce, gli anni del boom appunto, era un acquisto alla portata davvero di tutti, compreso quello stesso operaio impiegato al Lingotto che non solo la costruiva quella 500, pezzo per pezzo, ma avrebbe potuto comprarsela e sfoggiarla davanti ad amici, colleghi e conoscenti accorciando distanze e riducendo tempi!


Una bella storia completa la trovate qui.

Non ho né titoli né voglia di entrare nel merito di discorsi relativi a relazioni congiunturali, indici armonizzati dei prezzi al consumo e quant'altro di misterioso sia alla base della situazione attuale che ci vede nell'occhio di un ciclone economico che ha visto crollare il potere d'acquisto di un salario od uno stipendio medio non solo rispetto ai livelli degli anni a cavallo tra i '50 ed i '60 ma addirittura rispetto ad appena un decennio fa, moneta unica o meno che sia!

Ma è altrettanto palese ed evidente che il prezzo della attuale Fiat 500 (eccezionale esempio di stile e design che ha saputo comunque riprendere l'idea della vetturetta di allora) che va dagli 11.000 ai 15.000 € non è assolutamente comparabile né al potere d'acquisto né al costo della vita da sostenersi in quei decenni lontani e così oggi un operaio comune, con paga oraria contrattuale intorno ai 5 € l'ora netti non può assolutamente permettersi la 500 visto che detratte le eventuali spese di rata mensile sostenibile non potrebbe poi comprare i libri ai figli o farsi quindici giorni di vacanza al paesello! E così il nostro operaio opta per vetture usate o decisamente più economiche.

Per non citare il fatto che il cinquino (così era chiamato dagli adolescenti degli anni 70 come me) aveva il tettuccio apribile di serie e la 500 attuale Cabriolet costa quasi 19.000 €, roba che allo stesso prezzo ci si compra una ottima macchina medio grande, Fiat comprese!
E infatti mentre la vecchia 500 era veramente di tutti e per tutti, un bene di consumo realmente SENTITO e non DOVUTO come spesso accade oggi, la attuale vettura della Fiat è diventato uno status symbol di benestanti che la sfoggiano come quel superfluo piuttosto inutile e costoso o di nostalgici (ultra e non) cinquantenni che se la sono comprata memori dei tempi in cui i loro (nostri) genitori la prestavano ai figli al sabato per uscire con gli amici! La 500 era una vettura per tutti, avvocati e medici, operai ed impiegati, quella attuale è una macchina da sfoggio, così come possono esserle altri modelli quali la Mini o la Smart superaccessoriata, le vere macchinette per tutti oggi sono modelli quali la Matiz della Chevrolet o la C1 della Citroen.
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Ecco perchè la prima, unica ed inimitabile...non sarà mai e mai potrà essere minimamente comparabile a questa: Ovviamente motori, allestimenti, tecnologie ed accessori non c'entrano affatto!!!

E per motivi analoghi la Fiat di allora non è la Fiat di oggi e di Marchionne con le sue prese per il culo reiterate: dall'acquisto della fallimentare Chrysler sulla quale nemmeno il governo USA volle investire un solo centesimo alla storia dello stabilimento serbo giustificato con minor costo di produzione ed invece dovuto al fatto che se Serbia sarà per la Fiat sarà un operazione a costo zero interamente finanziata dall'Unione Europea. Ma questa è la solita, pardon, un'altra storia!

Godetevi questo video e, soprattutto i giovani, si chiedano come facevamo ad entrarci in quattro, a volte in cinque o sei...o come si faceva a farci l'amore!

Questa foto è assolutamente autentica. L'arma dei Carabinieri ha davvero avuto delle Fiat 500 tra i modelli del proprio parco autovetture!
E come non citare anche l'indimenticabile variante snob prodotta dalla Autobianchi e passata alla gloria con gli strepitosi film di Fantozzi? La vetturetta, prodotta appunto come variazione raffinata sul tema e destinata al pubblico femminile è stata ridicolizzata appunto dalla saga del mitico ragioniere d'Italia.


I due video di seguito la dicono lunga sulla Bianchina! Di Fantozzi. Esilaranti.